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Diario


2 aprile 2006

Iran: verso una nuova guerra?

A poche settimane dal più vasto attacco aereo dalla fine ufficiale dei combattimenti in Iraq, gli Stati Uniti sarebbero pronti ad una nuova guerra.

Il deferimento all'ONU dell'Iran a causa del suo programma di proliferazione nucleare sembrerebbe essere il casus belli che autorizzerebbe l'intervento USA. Ma ciò può costituire una giusta causa, se di giusta causa possiamo parlare, per aprire una nuova ferita nel già tormentato scenario medio-orientale? La politica estera americana successivamente al crollo dell'impero sovietico è sempre stata tesa alla creazione di alleanze politico-economiche in cambio del know-how necessario alla costruzione dell'arma atomica: una politica che ha permesso di armare “il nome dell'amicizia americana” dittatori come il pakistano Musharraf o dell'ex-rais iracheno Saddam Hussain.

Nell'ambito medio-orientale inoltre l'Iran rappresenta l'unico paese di un certo peso politico a non essere dotato di armi strategiche di tipo nucleare. Negli anni da Israele alla Siria, passando dall'Arabia Saudita, è stata perseguita una politica di armamento scriteriata, o meglio, tacitamente approvata dal pacifico mondo occidentale in cambio di vantaggiosi accordi economici: perché allora l'Organizzazione delle Nazioni Uniti o gli Stati Uniti non si sono mai posti il problema di una politica globale di disarmo? Le vere cause dell'aggressione all'Iran quindi non sono da ricercarsi nel nobile scopo di disarmare l'ex terrorista nonché presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, ma unicamente nel vitale controllo del petrolio e nella profonda e silenziosa crisi del dollaro statunitense. La scelta degli ayatollah di creare una borsa del petrolio che permetta di acquistare il greggio con monete più stabili come l'euro, segnerebbe per il biglietto verde un colpo durissimo da reggere e trascinerebbe verso una crisi ricca di incognite l'economia della prima potenza mondiale con tutte le conseguenze che ne derivano. A questo punto il conflitto con l'Iran sarebbe l'unica azione in grado di cristallizzare l'attuale distribuzione del potere americano su scala mondiale. Questa volta però all'amministrazione USA non basterà inventarsi prove per convincere l'opinione pubblica di una nuova avventura bellica; è sempre maggiore infatti il numero di statunitensi che vorrebbero veder tornare a casa i propri soldati al più presto e possibilmente non avvolti in una bandiera a stelle e strisce.





permalink | inviato da il 2/4/2006 alle 13:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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