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Diario


28 novembre 2005

Quando la mafia viene istituzionalizzata



“E adesso ammazzateci tutti” era lo slogan che capeggiava la silenziosa protesta dei giovani di Locri contro il brutale assassinio del vicepresidente della Regione Calabria Francesco Fortugno. Un silenzio che come mai prima ha tuonato per le strade della Locride e nei cuori di centinaia di persone. Ma anche un silenzio tristemente noto a noi meridionali. Un silenzio che s'impara da bambini quando i genitori ti insegnano a non spiare il comportamento altrui, che ti impongono quando, ventenne, vorresti abbattere un mondo totalmente ingiusto. Un silenzio che nasce spontaneo sulle labbra quando, da padre di famiglia, devi proteggere chi ti è più caro al mondo. Ma in fin dei conti è solo silenzio. E' un'arma a salve contro il ruggito delle lupare e contro quel muro di omertà innalzato da coloro che si arrogano il diritto di dare o revocare la vita. Come se fosse un pacco. Come se fosse una proprietà privata. Il silenzio come una risposta ad uno Stato che, silente, si lascia ammaliare dalla malavita in cambio di voti e di denaro. Eppure il connubbio tra l'attivita statale e qualla mafiosa talvolta è così sottile che la linea di confine tra illecito e lecito è totalmente impercettibile. E chi vive nelle regioni meridionali lo sa e lo prova sulla propria pelle. Lo sanno bene i commercianti che pagano il pizzo oppure che vengono impiegati nel riciclaggio del denaro sporco; il tutto nel silenzio (comprato) di qualche finanziere.
Sono passati più di dieci anni dalla morte dei giudici Falcone e Borsellino e cosa è rimasto della loro opera pagata con il martirio? Cosa è rimasto del pool antimafia di Palermo e delle loro indagini che intaccavano il potere mafioso-politico alla radice? La risposta è la medesima: nulla.
Nell'ultimo decennio grazie ad una guerra mediatica contro la Magistratura alle leggi “ad et contram personam” e a un parlamento troppo spesso complice, è stata attuata una grande opera di statalizzazione e di immunizzazione del potere mafioso. Nel silenzio dell'opinione pubblica. Nel silenzio del mondo politico. Nel silenzio delle autorità ecclesiastiche. Nel silenzio della mafia. Qualche settimana fa l'ex procuratore di Palermo, Piero Grasso, è stato nominato a capo della Direzione Nazionale Antimafia. Il procuratore delle indagini silenziose e politicamente corrette che ha partecipato e vinto un concorso dal quale, grazie ad una legge, è stato escluso il suo avversario più forte: Gian Carlo Caselli (anch'esso finito nell'oblio).
Però, nonostante la speranza di un cambiamento sia sempre l'ultima a morire...per velocizzarne il decesso, in questi giorni il Parlamento si appresta ad approvare una legge destinata a salvare i beni confiscati ai mafiosi. La modifica della legge 109/96 che destinava a tempo indeterminato i beni confiscati alle organizzazioni malavitose alla collettività, infatti, prevederebbe la possibilità della revisione dei provvedimenti di confisca “senza limiti di tempo” e su richiesta di chiunque sia titolare di un “interesse giuridicamente riconosciuto”. Un'altro regalo alla mafia. In occasione delle prossime elezioni sarebbe interessante discutere sulla convenienza di istituire un “ministero agli affari mafiosi”, almeno il caro Provenzano* non sarà più obbligato a comandare i suoi con sgammaticati “pizzini”...

* in allegato posto la foto, non si può mai sapere...




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26 novembre 2005

Alla mia nazione



Non conoscevo Pier Paolo Pasolini. Il suo nome l'ho sempre legato al suo film "Salò o le 120 giornate di Sodoma", un'opera che tuttora non comprendo e che mi ha mostrato l'autore come un sadico e un folle. La poesia che vi posto oggi ha ribaltato il mio giudizio sulla sua persona e mi spinge ad approfondire il suo pensiero.


Non popolo arabo, non popolo balcanico, non popolo antico
ma nazione vivente, ma nazione europea:
e cosa sei? Terra di infanti, affamati, corrotti,
governanti impiegati di agrari, prefetti codini,
avvocatucci unti di brillantina e i piedi sporchi,
funzionari liberali carogne come gli zii bigotti,
una caserma, un seminario, una spiaggia libera, un casino!
Milioni di piccoli borghesi come milioni di porci
pascolano sospingendosi sotto gli illesi palazzotti,
tra case coloniali scrostate ormai come chiese.
Proprio perché tu sei esistita, ora non esisti,
proprio perché fosti cosciente, sei incosciente.
E solo perché sei cattolica, non puoi pensare
che il tuo male è tutto il male: colpa di ogni male.
Sprofonda in questo tuo bel mare, libera il mondo.

In pochi versi ha riassunto l'Italia passata, presente e futura. Geniale!




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20 novembre 2005

Quella sconosciuta gabella chiamata "signoraggio"



(sede della Banca d'Italia di Mogadisco - 1953)

Con il vocabolo “signoraggio” si intende l'insieme dei profitti derivanti dal diritto di “batter moneta” e consiste nella differenza tra il costo di produzione della moneta e il suo valore nominale. Questo fenomeno si sviluppò prettamente nel Medio Evo quando il “diritto di batter moneta” era detenuto dal “Signore” del feudo. Più in generale, però, si tende a fissare la sua nascita il 27 luglio 1694 in corrispondenza della fondazione della Banca d'Inghilterra. Nel moderno assetto bancario questo diritto è detenuto dalle Banche centrali che, in linea di principio, dovrebbero cedere i crediti così acquisiti agli Stati sovrani. Ciò non sempre è vero, per lo meno non lo è in Italia. Nel lontano 1992, il nostro paese fu aggredito da una forte crisi economica che constrinse l'allora in carica governo Amato a svalutare la lira e a intraprendere la privatizzazione di ampi settori statali con lo scopo di ricavare il credito necessario al livellamento dell'esorbitante debito pubblico nazionale. Tra i vari enti ceduti a privati e con l'intento di “tutelarne” l'indipendenza dal governo centrale (peraltro già garantita dalla Costituzione), la Banca d'Italia fu ceduta a istituti bancari terzi *. Grazie a questa compravendita i diritti derivanti dalla stampa delle banconote, il diritto di signoraggio appunto, rappresentano un'immenso flusso ininterrotto di denaro di proprietà dello Stato dirottato nei capitali di Bank'Italia e, quindi, dei suoi proprietari: un furto legalizzato! Dal punto di vista legislativo, i vari governi nei tredici anni successivi a questo grave attacco alle finanze pubbliche non hanno affrontato in maniera efficiente il gravoso problema. Molto interessante, invece, è la sentenza N.2978/05 emessa dal Tribunale di Bari che, su instanza promossa dall'Avv. Antonio Tanza vicepresidente dell'Adusbef, fissa in 5 miliardi di euro (circa 87 euro a cittadino) il debito che l'Istituto di Palazzo Koch ha contratto con i cittadini residenti in Italia dal 31/12/2003. In ambito internazionale, non si può parlare del signoraggio senza mezionare i paesi che utilizzano il dollaro come moneta ufficiale. La “dollarizzazione” è un fenomeno molto diffuso nell'america latina e i alcuni paesi africani. Esso consiste nella sostituzione delle monete nazionali con una maggiormente stabile come il dollare statunitense. Questa estensione di giurisdizione del dollaro permette ai Paesi che ne adottano il corso legale di basare la propria economia su quella di una moneta molto stabile come il dollaro anche se, così facendo, destinano interamente i diritti di signoraggio agli U.S.A. Da diversi anni il Senato americano sta studiando l'opportunità, poco concreta a mio parere, di restituire ai paesi d'origine i suddetti diritti.

(Tabella pubblicata da www.disinformazione.it)




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