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Diario


18 luglio 2006

Giuseppe, l'antipapa partenopeo

La millenaria storia della città partenopea è stata palcoscenico di miti, rivoluzioni, re e regine. In pochi però sanno che tra i tanti eventi Napoli è stata la sede di un fantomatico quanto tragicomico concilio. Nel giugno del 1868, l'anziano Papa Pio IX pubblicò la bolla di convocazione del Concilio ecumenico che si sarebbe aperto nel dicembre dello stesso anno. Dopo la proclamazione del dogma dell'Immacolata concezione nel 1954, il Pontefice massimo tentò di arginare la laicità che la modernità a piene mani spargeva nell'Europa dell'epoca con il dogma dell'infallibilità papale. Per quanto il priivilegio papale fosse applicabile unicamente alla dottrina cattolica, la notizia suscitò le più variegate reazioni: se da un lato i cattolici liberali si prepararono ad attraversare una nuova e tortuosa fase storico politica, il mondo degli atei, degli anticlericali e dei massoni rispose sarcasticamente a quella che consideravano una provocazione. E in questo clima che un massone partenopeo vollè rispondere a tono alla “provocazione” papale, autonominandosi Antipapa e indicendo un Anticoncilio.Con questa bizzarra idea che il napoletano Giuseppe Riccardi si ritagliò un posto nella storia forse meno conosciuta del nostro paese. Il Ricciardi era discendente della casata dei Conti dei Camaldoli, era localmente noto per la sua spiccata vena letteraria ed era cresciuto nell'utopico sogno della rivoluzione repubblicana del 1799. Viaggiò il lungo e largo il bel Paese incontrando gli esponenti del fermento letterario dell'epoca e coltivando amicizie con scrittori del calibro di Manzoni e Leopardi. Nonostante la sua formazione spiccatamente cattolica durante un suo soggiorno a Roma ebbe a vedere le malefatte dell'amministrazione papale che lo portarono a convertirsi al laicismo e in seguito alla massoneria. Dopo una breve latinanza all'estero per sfuggire al carcere, dal 1860 al 1869 ricoprì la carica di Deputato nel parlamento dell'oramai unito Regno d'Italia dalla quale si dimise ”Non tanto ragioni gravissime di famiglia, la debol salute e l’età provetta, quanto la persuasione della poca efficacia al bene d’Italia del regime parlamentare, finchè la legge elettorale non sia radicalmente mutata (votava solo il 3% della popolazione adulta), mi sforzano a rassegnare per la terza volta un mandato che non potrei esercitare in modo veramente utile per il paese..”.Con un appello ai “liberi pensatori di tutto il mondo civile”, publicato sul “Popolo d'Italia del 24 gennaio 1869, convocò un'assemblea a Napoli nello stesso giorno in cui a Roma sarebbe stato inaugurato il Concilio ecumenico con l'intento di “combattere senza posa la povertà e l'ignoranza, le due principali cagioni di tutti i mali e di tutti i vizi che affliggono o disonorano il mondo”. Nonostante i buoni propositi l'organizzazione dell'evento non fu priva di difficoltà. Oltre alla contrarietà delle autorità locali il Riccardi dovvette far fronte alla diffidenza dei proprietari dei teatri napoletani che si rifiutavano di dare lo loro sale. Riuscì finalmente ad affittare il San Ferdinando e il 9 dicembre dello stesso anno inaugurò il concilio che contò la presenza di ben 461 delegati in rappresentanza di 62 loggie massoniche italiane e straniere e di altre svariate associazioni. Durante la prima seduta seguitò al discorso introduttivo del Riccardi la discussione che concerneva “della libertà religiosa e dei modi acconci per renderla sicura” e “della necessità di una morale indipendente dalle credenze religiose”. Il Concilio fu interrotto il giorno successivo quando,secondo il racconto del Ricciardi, ”Uno dei delegati francesi, il Regnard di Parigi, chiese di parlare per condannare la presenza dei francesi a Roma.Si gridò allora dall’assemblea”Viva la Francia !” e “Viva l’Italia”. Fu allora che un'unica voce di un tale di cui non si è mai potuto conoscere il nome, gridò «Viva la Francia repubblicana». A quel grido l'ispettore Lupi, che si era introdotto illegalmente nella sala, leggeva le seguenti parole:”Essendosi dal campo filosofico entrato in quello delle quistioni socialistiche facendo voti per la distruzione del presente ordine di cose, siccome apparve ieri per parte di Romanelli, emigrato romano, in nome della legge dichiaro sciolta l'assemblea”. I lavori continuarono in seduta privata tra furibonde discussioni fra massoni atei, decisi a proclamare il dogma dell'inesistenza di Dio, e massoni deisti, pronti ad accontentarsi della della libertà di confessione religiosa. Il documento finale fu preparato da un'apposita commissione e approvata a maggioranza assoluta (con l'eccezione del francese Regnard) qualche giorno dopo. Il testo fu steso in francese e s'intitolava “Declaration de principes” e proclamava ”la libera ragione di fronte all'autorità religiosa, l'indipendenza dell'uomo di fronte al dispotismo della chiesa e dello stato, la solidarietà dei popoli di fronte all'alleanza dei principi e dei preti, la scuola libera di fronte all'insegnamento del clero, il diritto di fronte al privilegio. Riconosceva, poi, la necessità dell'abolizione di ogni chiesa ufficiale, l'emancipazione della donna, 1'istruzione svincolata da ogni intervento religioso, una morale completamente indipendente.”




permalink | inviato da il 18/7/2006 alle 2:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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